CONGRESSO ADI 2003
Questo Congresso ADI cade in un periodo di nervosismo diffuso e crescente del mondo universitario, legato con tutta evidenza alle incertezze e difficoltà manifestate dagli organismi ministeriali nellopera, pur necessaria, di completamento nonché di eventuale revisione del processo riformatore impostato dal governo precedente, senza infrangerne le basi. Un aspetto particolarmente rattristante di questo clima inquieto è la caduta del dibattito delle idee, del confronto delle prospettive che avevano animato gli anni di gestazione e di prima applicazione dei provvedimenti emanati nel corso della legislatura passata, quali che fossero le posizioni in merito. A prevalere sembra sia uno stato danimo di attesa un po apatica delle disposizioni nuove, annunziate più volte ma non ancora giunte a definizione certa.
È vero che proprio in questi giorni si è assistito al forte risentimento destato dai dispositivi di limitazione dellautonomia universitaria progettati dal Ministero dellUniversità e da quello del Tesoro. E la levata di scudi che ha avuto per protagonisti i rettori ha indotto un largo ricompattamento della comunità accademica nazionale, minacciato a fondo ni suoi interessi materiali, professionali, morali. Ma il valore di principio dellautonomia chiede di essere articolato e sviluppato come il criterio operativo cui attenersi nella riflessione da condurre in ciascuno dei tanti settori nei quali si divide la galassia universitaria, con i loro problemi specifici profondamente diversificati.
A me pare in effetti che sarebbe opportuno cercar di rilanciare da subito una discussione partecipata fra tutti i colleghi letterati, sulla base di un esame delle modifiche intervenute negli insegnamenti dellarea italianistica per effetto delle misure entrate in vigore tre anni or sono, essenzialmente con riguardo agli ordinamenti triennali. Cè una constatazione primaria su cui credo valga la pena di soffermarsi. Questa misure hanno sostanzialmente sanzionato e sviluppato la tendenza in atto già da tempo allarticolazione interna dellarea in una pluralità di insegnamenti: sia pure, naturalmente, con diverso grado di rilevanza. In questa ristrutturazione vera e propria è stato confermato il ruolo della Letteratura italiana generale, come disciplina madre, storicamente e istituzionalmente; ma è stato dato miglior riconoscimento alla Letteratura italiana moderna e contemporanea, anche se ribattezzandola Letteratura italiana contemporanea; ed è stata rafforzata notevolmente la Filologia italiana, che affianca la Filologia umanistica ma con un risalto assai maggiore. Va poi tenuto in gran conto che la normativa attuale lascia alle singole Facoltà la possibilità di inaugurare insegnamenti particolari, più o meno direttamente rapportabili alle discipline tabellari ufficiali: e in varie sedi ciò non ha mancato di avvenire.
A mio parere, questo orientamento alla moltiplicazione delle modalità di presenza complessiva dellitalianistica negli ordinamenti universitari è da valutare positivamente e da promuovere ulteriormente, perché risponde a esigenze obiettive sia nel campo degli studi sia della didattica. Abbiamo tutti piena consapevolezza dei rischi che corre lumanesimo artistico-letterario di fronte alle ambizioni egemoniche del sapere tecnoscientifico, nelle sue visuali più ristrettamente praticistiche e utilitaristiche. E sappiamo quanto forti siano nella società doggi le inclinazioni a ridurre sempre più la funzione assolta secolarmente dalla letterarietà italianistica nella formazione etico-estetica della collettività nazionale: a tutti i livelli culturali, ma precipuamente a quello universitario, decisivo per la configurazione intellettuale delle classi dirigenti. Non meno risaputa daltronde è la complessità dei compiti da fronteggiare, da parte di noi italianisti, quando si voglia adottare unottica non puramente difensiva ma di inserimeno attivo nelle contraddizioni di sviluppo della civiltà della scrittura e della lettura.
Si tratta certo, anzitutto, di perpetuare il richiamo al fascino glorioso della tradizione italiana classica; ma insieme di focalizzare le esperienze novecentesche più vitali, anche dove sembrino discostarsi di più da quel retaggio. Resta poi sempre indispensabile, oggi, come ieri, valorizzare lidentità letteraria nazionale, assieme però al suo inserimento nei circuiti della letterarietà planetaria. Mentre limpegno ad addestrare la competenza e il gusto delle giovani generazioni nellapprezzamento dei testi più elaborati non può non tenere conto opportuno dei prodotti di efficacia più divulgata nella determinazione delle dinamiche dellimmaginario collettivo.
Io non credo che questi obiettivi confliggano tra loro, né che siano incompatibili con la responsabilità di preparare le nuove leve dellintellettualità umanistica allesercizio delle professioni più qualificate modernamente. E sono convinto che nessuna avanzata della cultura o pseudocultura audiovisiva diminuirà mai limportanza della capacità di far un uso letterariamente affinato della parola scritta, a fini espressivi e non soltanto comunicativi. Ma certo questa progettualità viene agevolata dal concorso di una pluralità di discipline, adeguatamente diversificate e regolamentate, nella loro autonomia e connessione reciproca. La via della differenziazione specialistica mi sembra insomma la più consona agli interessi complessivi di sviluppo dellitalianistica. Non mi sfugge che ciò apre o accentua una somma di problemi realizzativi accidentati e delicati. Ma li considererei un terreno privilegiato per la ricerca di forme di collaborazione e di intesa fra le Associazioni operanti nel settore, in primis la più forte e rappresentativa, lADI.
Riterrei anzi che un possibile argomento di dibattito interassociativo potrebbe essere, sin da adesso, il proposito di sollecitare concordemente la nascita o il corroboramento di alcuni insegnamenti di interesse comune indiscutibile: come per esempio le letterature dialettali o regionali, la letteratura extraistituzionale, la letteratura non di finzione. Anche senza attendere i futuri provvedimenti legislativi, quali che abbiano a essere, iniziative di base di questo genere, chiamiamole così, sono già effettuabili sede per sede, con gli accorgimenti che ho ricordato pocanzi. La vera precondizione è che a promuoverle sia una maggioranza larga di tutta la docenza italianistica, al di là delle sue partizioni categoriali: non solo, ma auspicabilemnte con laccordo delle discipline finitime alle nostre, dalla metodologia della critica alla comparatistica alla linguistica italiana.
Cari colleghi, vi prego di considerare questo intervento, così schematico e sommario, nulla più che un contributo, fatto a titolo personale, a una ripresa del dialogo fra noi, con uno scambio di opinioni che ponga a confronto le diverse idee di letteratura e di insegnamento letterario alle quali ci rifacciamo: e che consenta di mobilitare attorno a qualche obiettivo culturale, non meramente corporativo o concorsuale, le risorse di cui litalianistica nel suo insieme dispone. Vi ringrazio per linvito a partecipare al vostro Congresso e vi formulo gli auguri più caldi di buon lavoro.