Gent.mo Professore/Gent.ma Professoressa,

le Edizioni ETS son liete di annunciare le ultime pubblicazioni della collana

 

Biblioteca della Modernità letteraria (per acquistare)


Collana di studi e testi

 

diretta da Anna Dolfi, Sandro Maxia, Nicola Merola, Angelo R. Pupino, Giovanna Rosa.

 

 
NOVITÀ
(ultimi volumi con lo sconto del 15% fino al 15 agosto)



Catalogo dei titoli pubblicati e/o in corso di stampa



Presentazione dei volumi già pubblicati

N. B. Cliccando sui singoli titoli si accede alla pagina dell'editore dalla quale è possibile effettuare l'acquisto del volume specifico (con varie formule di pagamento).

 

–––––

Elena Candela, Amor di Parthenope. Tasso, Arabia, De Sanctis, Fucini, Serao, Di Giacomo, Croce, Alvaro, 2008, pp. 204, euro 20,00.
 

Nel libro s'individua una organica linea di ricerca letteraria ispirata alla storia e alla cultura napoletana, evidentemente di natura modernistica, ma, non solo per la presenza di un saggio su Tasso, in una prospettiva pi ampia, che si vorrebbe dire classica, nella quale vengono inquadrati autori e problemi degli ultimi due secoli. Allo stesso modo, se a riscontro del filo conduttore napoletano la dorsale del libro privilegia la narrativa e la particolare coloritura realistica e meridionale di una lunga e decisiva stagione culturale, non rimangono sullo sfondo la nostra tradizione poetica e la vocazione nobilmente erudita del saggismo, che accomuna certo De Sanctis e Croce (rispettivamente studiati per gli scritti autobiografici e l'ostilit nei confronti dei generi letterari), ma coinvolge con una significativa scelta Alvaro, l'Alvaro amendoliano, e lo stesso Di Giacomo, nella veste non inconsueta, ma meno indagata di giornalista. L'orizzonte napoletano finisce di sembrare una limitazione, se si pone mente alla adeguata strumentazione attentissima ai dati concreti adibiti alla dimostrazione delle tesi condotte alla verifica. Esse pertengono alla storiografia letteraria e della letteratura moderna propongono aspetti spesso non casualmente dimenticati e tuttavia indispensabili per comprendere come non solo Serao o Di Giacomo, scrittori napoletani, ma qualsiasi letterato italiano abbia potuto volgere alla realt e alla storia lo sguardo spregiudicato, penetrante e partecipe.

–––––

Luigi Weber (a cura e con introd. di), Storia della Colonna infame, 2009, pp. 128, euro 22,00.
 

Dopo cento e quarantasette anni dalla sua edificazione, nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1778, di nascosto dall'opinione pubblica, a Milano viene demolita la Colonna infame. Se non altri centoquarantasette, pochi di meno ne ha dovuti aspettare la Storia della Colonna infame, nata nel crogiuolo creativo del triennio mirabile 1821-1823, ripensata e ricostruita di pari passo con I Promessi Sposi all'altezza della Quarantana, per essere finalmente compresa e valutata come meritava, da parte di Michele Ziino prima (1928), di Giancarlo Vigorelli poi )1942), e soprattutto dei maggiori interpreti manzoniani del secondo Novecento. Questo straordinario e inclassificabile capolavoro del Manzoni maturo, dedicato alla disamina e alla confutazione sistematica del processo ai cosiddetti untori della peste di Milano, di fatto appartiene indissolubilmente alla gran macchina del romanzo, e a un tempo la completa e la mina dall'interno. Tuttavia continua ad essere espulso in maniera sistematica dalla maggior parte delle edizioni, scolastiche e non, dei Promessi Sposi. Non dunque venuta meno l'urgenza del suo recupero, per il pur sempre grande pubblico dei lettori manzoniani. Recupero di unopera non dinvenzione eppure imparagonabile a qualsiasi trattatello giuridico, che rimane tra le pi alte e nobili della nostra letteratura, mossa com' dall'intento pietoso di risarcire degli innocenti tormentati e soprattutto da quello, illuminato, di combattere non una sola menzogna n un solo errore, bens il loro susseguirsi e moltiplicarsi nei secoli. L'affresco manzoniano del Seicento lombardo nei Promessi Sposi si completa cos, e si definisce, attraverso l'attenta e documentata ricostruzione degli interrogatori a Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, e agli altri sfortunati comprimari nel processo, che alterna passaggi di formidabile forza narrativa, ad altri di tesa riflessione sulle fonti e sulla ricezione.

  –––––

Anna Guzzi, La teoria nella letteratura: Jorge Luis Borges, 2009, pp. 216, euro 25,00.
 

Quale il ruolo di Jorge Luis Borges nella definizione della modernit letteraria? Lo scrittore argentino , davvero, il genio infantile di Harold Bloom, pronto a infondere in ogni sistema conoscitivo il respiro, il pathos dell'arte? Sono, questi, alcuni interrogativi che percorrono La teoria nella letteratura dove il nesso tra letterario e non letterario segue il filo della logica abduttiva e, ancorando il ragionamento ai dati percettivi, ridisegna il concetto di finzione. Il titolo, implicito omaggio a Mario Lavagetto, suggerisce come la riflessione metaletteraria, anche quando incrini le convenzioni artistiche o pretenda di sostituirle con l'utopia delle sue congetture militanti, resti un doppio della letteratura. Ci non avviene perch il testo sia uno scheletro aereo; la sua mutevole identit , piuttosto, basata sull'esprit de synthse, pensiero che si coagula nell'esattezza indefinita delle immagini. L'ossimoro presuppone che non ci si esprima efficacemente e non si ragioni solo attraverso le ferree maglie dell'apodissi. L'opera di Borges e la sua ricezione italiana coinvolge, oggi, sia il critico professionista, sia il docente di materie umanistiche nelle scuole, perch al suo interno la teoria non si d come un significato da estrarre, ma come una domanda ermeneutica sulle condizioni del senso e della coerenza letteraria. A essa il lettore arriva percorrendo i sentieri di un'intelligenza divergente e pragmatica che intreccia, nella sua variegata tela, i saperi pi vari, l'osservazione psicologica, le risorse immaginative, gli ictus del desiderio. Perch la nota pi vibrante della competenza quella creativa che tiene aperti i confini disciplinari e scommette anche sulle conseguenze di un'azione o di un'idea: cos fa l'uccellino di Peirce nel tentare il volo, senza considerare troppo le astratte regole dell'aerodinamica.

  ––––––

Giuseppe Langella, Manzoni poeta teologo (1809-1819), 2009, pp. 208, euro 20,00.
 

Prima ancora che in senso tecnico, poeta teologo viene qui assunto in accezione vichiana, a indicare la categoria dei sapienti che fondarono (o risuscitarono) la civilt delle nazioni facendola emergere dalla barbarie. Attento lettore della Scienza nuova, il giovane Manzoni ne ricava la definizione di un possibile ruolo per le umane lettere, sulle rovine di un'Europa sconvolta dalle guerre napoleoniche e ridotta a uno sterminato campo di battaglia. La monografia passa al vaglio, in tale prospettiva, la produzione manzoniana di un decennio, da Urania, in cui per la prima volta Manzoni indossa consapevolmente "le bende e il manto" del poeta teologo, fino alla seconda Pentecoste, dove annuncia l'avvento di un'era nuova di libert e di pace. Un posto centrale, in questa ricognizione, occupano, ovviamente, gli Inni Sacri e le Osservazioni sulla Morale Cattolica, ma l'attenzione cade anche sulla breve stagione idillica, contrassegnata dalla rapsodia A Parteneide e dal proemio della Vaccina, e sul primo getto del Conte di Carmagnola. Ai motivi teologici e morali (cui si connette, tra laltro, la vexata quaestio del presunto giansenismo manzoniano) s'incrociano quelli politici di un incipiente Risorgimento e quelli pi squisitamente letterari di canone e di poetica. Alla fine si compone il ritratto mobile e pensoso di un uomo in ricerca, alla cui coscienza, tanto lucida quanto inquieta, si affacciano via via i grandi nodi dell'agire umano, tra natura e grazia, impulsi e virt, soggezione e libert, nella prospettiva agostiniana della costruzione della civitas Dei, di una societ di santi: un itinerarium mentis in larga misura inedito, sorpreso tra le pieghe delle carte che affollano lo scrittoio e la biblioteca di Manzoni.

  ––––––

Alessandro Gaudio, Animale di desiderio Silenzio, dettaglio e utopia nell'opera di Paolo Volponi , 2008, pp. 120, euro 15,00.
 

Piccoli fatti insignificanti, semplici scarti, sondaggi che misurano lo spessore dei testi di Paolo Volponi e che servono a entrare all'interno dell'imballo della sua poetica: non attraverso ogni sua opera, nel tentativo di dare a ciascuna una sistemazione globale, bens mediante spunti interpretativi, significativi proprio perch spesso marginali e presentati da un punto di vista non ancora compromesso. Siano esse linguistiche e sintattiche (dunque propriamente testuali), siano tematiche o comunque frutto della ricaduta letteraria di suggestioni filosofiche, politiche, psicanalitiche o cosmogoniche, oppure siano ricavate dalle dichiarazioni di poetica e dagli interventi saggistici dell'intellettuale urbinate, tali occasioni ermeneutiche consentono di penetrare in quella zona privilegiata e precaria (ma pienamente letteraria) in cui il rimosso volponiano, o ci che l'autore ha semplicemente smontato senza sottolinearlo pi di tanto, ritorna e si manifesta. Tali punti di inserzione o, direbbe Auerbach, modi d'accostamento si muovono lungo un asse di svolgimento cronologico che li ordina in relazione alla coscienza volponiana di scrittura, civilt, tempo. Il risultato , sostanzialmente, la derivazione di uno schema creativo che fa da riferimento, questo s, a tutta la produzione dello scrittore.

  ––––––

Piero Pieri, Valentina Mascaretti (a cura di), «Cinque storie ferraresi». Omaggio a Bassani, 2008, pp. 176, euro 20,00.
 
cinque storie ferraresi

Le Cinque storie ferraresi del '56 mettono in luce la passione del testimone, la consapevolezza dello storico e la maturit del narratore. Attuando la sua attenta quanto inflessibile analisi delle vicende italiane, della sua gente e della sua citt, l'autore dipinge un ritratto esemplare sulle connivenze fra il passato regime fascista e la societ civile, negli anni della discriminazione razziale, della guerra civile e del dopoguerra.
Gli studi qui presentati guardano da pi metodiche interpretative agli aspetti pi significativi e a quelli ancora occulti presenti nei testi, con particolare attenzione a quanto di ogni singolo racconto meritava di essere focalizzato, anche alla luce di un approfondito riesame del "caso" Bassani.
Si tratta della raccolta delle relazioni e delle comunicazioni tenute durante il Seminario Giorgio Bassani: Cinque storie ferraresi, organizzato dalla Mod (Societ italiana per lo studio della modernit letteraria) e dal Dipartimento di Italianistica dell'Universit di Bologna nel febbraio 2007.

  ––––––

Piero Pieri, Memoria e Giustizia. Le «Cinque storie ferraresi» di Giorgio Bassani, 2008, pp. 270, euro 20,00

Memoria e Giustizia

Quale misteriosa nube simbolica cela personaggi, episodi o frasi evocative di sotterranee verit, impenetrabili se non procedendo a pazienti analisi variantistiche? Che cosa ha voluto nascondere Bassani quando ha distribuito le parti e ha animato comportamenti non sempre linearmente comprensibili? Quanti segreti custodiscono i racconti, c' forse un Bassani segreto? Quale rapporto corre fra le storie ferraresi e l'antifascista legato al Partito d'Azione, partito nelle cui file lo scrittore milit scampando la morte in quella notte del '43?
Le Cinque storie ferraresi sono un esempio di narrazione in parte ispirato dai principi democratici del Partito d'Azione e dallo storicismo liberale di Benedetto Croce e, allo stesso tempo, i rapporti interni tra i racconti mostrano come Bassani abbia creato anche sorprendenti analogie con autori e opere appartenenti alla tradizione degli ideali risorgimentali. Lo scrittore formatosi sul programma liberalsocialista di Carlo Rosselli documenta le nuove ritualit politiche del dopoguerra ancora echeggianti quelle del morto regime, i trasformismi post-bellici dei ceti abbienti, l'intreccio perverso fra vecchia politica e nuovi opportunismi. E' il canovaccio di una societ in fuga da ogni assunzione di responsabilit verso l'ingloriosa connivenza con la Repubblica sociale.
Le Storie moltiplicano ad un tempo la passione severa del testimone, che alle tentazioni post-belliche dell'oblio oppone il suo inflessibile concetto di memoria e di giustizia, il codice notturno del narratore dal linguaggio sovente misterioso, la rivolta del discriminato e le speranze deluse del partigiano: l'essenza di questi racconti il dramma.

  ––––––

 

Anna Dolfi, Nicola Turi, Rodolfo Sacchettini (a cura di), Memorie, autobiografie e diari nella letteratura italiana dell'Ottocento e del Novecento, 2008, pp. 914, euro 80,00.

 

Memorie, autobiografie, diari: tre generi diversi, e per certi versi squisitamente moderni, che viene naturale accostare non solo perch riconducono a una possibile coincidenza tra la biografia e l'opera, ma anche perch mettono in gioco le problematiche dell'identit e del doppio, della menzogna e dello svelamento, dell'omissione e della sovrabbondanza, e pi in generale la complessa dialettica che lega la vita all'arte e l'arte alla vita. Non sar dunque un caso che la MOD - che ha come obiettivo lo studio del periodo storico-letterario che prende avvio con la crisi dell'illuminismo per arrivare al centro della nostra pi immediata contemporaneit - abbia deciso di dedicare uno dei suoi congressi annuali allo studio di quelle scritture che, proponendo un diverso patto narrativo con il lettore, non dimenticano, anzi esaltano, quanto di pi privato e di autentico (e al tempo stesso di pi contraffatto) si cela nel rapporto tra esistenza e scrittura.

Nell'offrire il volume che raccoglie gli atti delle giornate di studio abbiamo ritenuto opportuno: disporre diacronicamente un percorso che dalla Vita di Alfieri, attraverso la vocalit dell'idillio leopardiano, i taccuini dannunziani, la metafisica dell'autobiografismo vociano, le testimonianze dal fronte di Gadda, le scritture della resistenza, dell'impegno e della protesta, giunge fino alla confessione mitica e 'tragica' di Pavese; e al tempo stesso disegnare per tappe diverse una mappa (Le scritture diaristiche; Scrivere la guerra. Dalla prigionia all'impegno; Fuori di casa; La vita in scena; Autoritratti a richiesta; Raccontarsi per lettera; Tracce di autobiografia) con la quale orientarsi tra le molteplici forme della scrittura dell'io. Dall'insieme dei contributi raccolti emerge tutta la complessit e la variet della scrittura lato sensu autobiografica, la sua componente altamente riflessiva e metaletteraria, la sua ambiguit finzionale, la difficolt a sottomettersi al canone e al criterio valutativo che gli in qualche modo sotteso. Questo non toglie naturalmente che la maggior parte dei contributi metta in gioco, oltre allo sfondo (storico-politico-culturale), le figure: ovvero opere capitali - che dialogano con i testi del passato e del presente, rispondendo alle strategie e ai quesiti della pi avvertita teoria - e i grandi autori sui quali si fondata e si fonda la nostra modernit letteraria.

 

  ––––––

 

Barbara Zandrino, Trascritture. Di Giacomo, Licini, Cangiullo, Farfa, Testori, 2008, pp. 184, euro 24,00.

Il libro, condotto su esempi novecenteschi di citazione, reinvenzione, corrosione e dissoluzione di forme, codici, linguaggi, vuole essere una prova, misurata sulla concretezza di aspetti e momenti della modernit, dell'inquieta metamorfosi dei generi letterari. Intende soprattutto proporre la non frequente questione dell'interferenza dei generi e delle arti, in casi emblematici di violazione dei confini disciplinari, di "trascrittura", nell'accezione pi ampia, e ambigua, del termine, non solo dunque, come sosteneva Testori, di trasformazione dell'opera artistica in opera verbale e della critica d'arte nel genere letterario del romanzo.

Da questa prospettiva l'impegno biografico di Salvatore Di Giacomo si risolve nella ricostruzione della rete di relazioni tra la vita di Gemito, le arti, le tecniche, e nell'attribuzione di senso narrativo ai testi plastici e visivi. Invece la parola letteraria ad agire sulla scrittura e sulla pittura di Licini, e sovente sono le singole lettere dell'alfabeto ad accamparsi, come poesia visiva, nello spazio dei suoi quadri; mentre sono i fantasmi figurativi dell'esperienza pittorica di Testori e del suo impegno di critico d'arte come "questione di vita o di morte" a suggestionare la sua scrittura e, in modo esemplare, i suoi monologhi, che ingoiano ogni distinzione di genere e decretano la fine della tragedia.

Esemplificano nel libro la tensione delle avanguardie storiche all'integrazione delle arti le opere futuriste di Cangiullo, che deriva verso lo spettacolo carnevalesco, la pittura e la musica, e di Farfa, che reinventa il grottesco palazzeschiano con il linguaggio grafico e visivo della modernit tecnologica, del design e della pubblicit.

 

  ––––––

 

Elena Porciani, Studi sull'oralit letteraria. Dalle figure del parlato alla parola inattendibile, 2008, pp. 144,  euro 20,00.

Questo volume raccoglie lavori dedicati al rapporto tra scrittura letteraria e mondo orale. Nonostante le differenti prospettive adottate di volta in volta, essi sono complessivamente guidati da un metodo che si basa su una concezione dell'oralit come sistema composito, in cui agiscono figure del parlato e stilemi della conversazione, ma anche componenti performative, metafore della voce, repertori tradizionali, retorica della presenza, storytelling, associazioni tematiche, paradigmi logici.

Il saggio iniziale inserisce la questione in un orizzonte tematologico e culturale; il secondo la volge dalla stilistica all'interpretazione delle reti dei temi. Il successivo dittico di studi focalizzato su due romanzi del Novecento in cui il riferimento alla comunicazione orale esemplare: Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini e La luna e i fal di Cesare Pavese. Nell'ultima parte, attraverso un contributo di carattere teorico e due lavori sui Racconti fantastici di Igino Ugo Tarchetti e Senso di Camillo Boito, si indagato come nella narrazione inattendibile certe istanze tematiche dell'oralit si incontrino con questioni di carattere strutturale.

 

  ––––––

 

Marta Barbaro, I poeti-saltimbanchi e le maschere di Aldo Palazzeschi, 2008, pp. 148, euro 20,00.

Questo studio propone un percorso attraverso le diverse maschere clownesche a cui poeti e scrittori, tra Ottocento e Novecento, hanno affidato la rappresentazione simbolica dell'atto poetico. Se l'estraneit, la diversit esibita, l'appartenenza ad una dimensione altra, codificate allegoricamente dal travestimento, dal costume e dal trucco, sono tratti comuni alle molte figure di poeti-saltimbanchi, la simbologia cromatica e corporea si presta ad interpretare un atteggiamento esistenziale, epistemologico e poetico ogni volta diverso. La presente ricerca individua una differenza sostanziale fra la mitopoiesi ottocentesca e le risimbolizzazioni novecentesche, legate alla scelta da parte del poeta di una maschera tragica o comica, malinconica o carnevalesca, bianca o rossa.

In questa gena di autori 'in maschera' spicca la figura di Aldo Palazzeschi: nella sua produzione poetica la figurazione clownesca si presenta con caratteri di continuit particolarmente insistiti ed originali, facendone un modello di riferimento, non solo nel contesto letterario italiano ma anche nel pi vasto orizzonte europeo. Una scrittura, quella dell'autore dell'Incendiario, che, mettendo continuamente in scena se stessa, rinuncia a darsi una regola definitiva, restituendoci la figura di un poeta clown, 'ironista' e 'dilettante', che si diverte a cambiare continuamente la propria maschera e a essere contemporaneamente interprete e spettatore della sua poesia.

  ––––––

 

Giovanna Caltagirone, Io fondo me stesso. Io fondo l'universo  Studio sulla scrittura di Alberto Savinio, 2007, pp. 272, euro 28.

immagine libro Caltagiore

Riportare l'arte fra gli uomini il contributo di Savinio alla modernit, in un'epoca stretta fra tradizione e antitradizione che, nella soggezione ai modelli come nei processi di mercificazione, ugualmente escludevano l'arte dall'orizzonte umano. Il testo saviniano viene esplorato come spazio dinamico e di convergenza dei processi storici e del mutato rapporto del fatto artistico moderno con la temporalit. Il volume restituisce all'operare artistico di Savinio e alle opere narrative, in particolare, il significato di un fondamentale e mai eluso appuntamento col tempo, col divenire storico cui l'artista costringe anche il mito, facendone un uso storico e una diretta esperienza del modo di formare il linguaggio, per assumere la sua storica eternit a condizione stessa del manifestarsi della cultura occidentale. L'analisi attraversa il continuum di una scrittura volta alla conoscenza di ogni aspetto dell'esistente e fondata sulla ricerca delle origini e, insieme, sull'invenzione di ogni cosa a partire dall'esperienza personale. Una prospettiva riassuntiva e, dunque, collettiva che, nell'opera di Savinio, non oscura la visione del presente e dell'avvenire, quella pi coinvolta con la coscienza, spalancata sulle pulsioni e le repressioni individuali che l'artista trasforma in inquietante e intenso approccio conoscitivo della realt contemporanea.

  ––––––

 

Maria Carla Papini, Daniele Fioretti, Teresa Spignoli (a cura di), Il romanzo di formazione nell'Ottocento e nel Novecento, 2007, pp. 656, euro 60.

immagine volme Romanzo di formazione

A poco pi di vent'anni dalla pubblicazione del libro di Franco Moretti su "Il romanzo di formazione", gli Atti del Convegno organizzato dalla Societ italiana per lo studio della modernit letteraria (MOD) a Firenze nel 2005, ne riprendono l'argomento in una ulteriore analisi che, pur mantenendo il testo dell'86 come imprescindibile punto di riferimento, tende ad una ridefinizione dei parametri connotativi e delle coordinate spazio-temporali del Bildungsroman. Dall'ampia ricognizione teorico-critica di Mario Domenichelli, alle esaustive e pertinenti indagini di Guido Baldi e Clelia Martignoni sulla ricorrenza del "genere", oltre che in ambito anglosassone e francese, anche nella prassi letteraria dell'Ottocento e del Novecento italiano, alle puntuali e penetranti letture di Vittorio Spinazzola e Giovanna Rosa di alcuni tra i testi che pi emblematicamente ne dimostrano le specifiche e caratteristiche modalit nell'evoluzione della narrativa italiana otto-novecentesca (Pinocchio, Cuore, Agostino, L'isola di Arturo, Ernesto), il volume riprende cos, da un lato, le fila di un discorso, e di una riflessione, mai veramente esauriti n interrotti e, insieme, offre - con il contributo dei molti studiosi che hanno collaborato alla sua stesura - una panoramica della produzione romanzesca italiana negli ultimi due secoli, evidenziandone la rilevanza dell'apporto sia alla configurazione che alla persistenza del Bildungsroman in ambito europeo.

 

__________________________

EDIZIONI ETS, PISA - ITALY

piazza Carrara 16, 56126

tel 050 29544

fax 050 20158

www.edizioniets.com

info@edizioniets.com

 


pagina aggiornata il 5/07/2010