
Altri mondi nella letteratura, nel teatro, nel cinema
Call for papers per il convegno dottorale
Il 20 luglio 1969 l’equipaggio dell’Apollo 11 sbarcò sulla luna: l’impresa, seguita in diretta televisiva da circa 900 milioni di persone, ebbe un impatto enorme e diede il via al sogno spaziale. La luna, gli altri pianeti, l’universo sembravano per la prima volta più vicini e raggiungibili.
L’entusiasmo, però, ebbe vita breve e dovette ridimensionarsi dopo poco meno di un anno, il 13 aprile 1970, quando l’esplosione di un serbatoio d’ossigeno costrinse la navicella Apollo 13 a un pericoloso ritorno sulla Terra. Lo spazio era riuscito a recuperare, almeno in parte, quell’alone di mistero e di inviolabilità che l’aveva da sempre caratterizzato. Ancora oggi il messaggio «Houston, we’ve had a problem» assurge a simbolo emblematico dei limiti umani di fronte all’universo, e quindi di fronte a tutto ciò che è “altro”, lontano e inesplorabile.
In occasione del cinquantenario della missione Apollo 13, i dottorandi di Filologia moderna dell’Università di Pavia propongono un convegno dedicato al tema del rapporto dell’uomo con l’altrove, con l’irraggiungibile, e alla sua rappresentabilità. Partendo dall’immagine classica della luna – da sempre oggetto di rappresentazione in tutte le arti – ci si propone di ampliare la riflessione ai modi in cui l’uomo ha cercato di riprodurre e descrivere mondi altri, declinandoli in chiave utopica, distopica, ucronica e fantastica. Queste categorie hanno da sempre caratterizzato le modalità di narrazione del lontano e del diverso: si pensi, ad esempio, alla patina fantastica delle mirabilia nei racconti di viaggio del Medioevo latino e volgare, o alle ambientazioni magiche di molta narrativa romanza, indagate, tra gli altri, da Alberto Varvaro (Il fantastico nella letteratura medievale, 2016) e da Cesare Segre (si veda almeno la sezione I mondi altri, in Opera critica, 2014). Il tema del “lontano” risulta centrale anche nelle riflessioni dei letterati del ’400 e del ’500, quando, in seguito alle esplorazioni e alle scoperte geografiche e scientifiche, i confini dello scibile sembrano allargarsi, e con essi le potenzialità dell’uomo: questo ampliamento degli scenari narrabili e l’interesse verso ciò che appariva irraggiungibile hanno caratterizzato le opere di Boiardo, Ariosto, Tasso, e non solo. Per tutta l’epoca moderna questi temi hanno continuato ad affascinare i letterati della penisola, che, allineandosi o discostandosi da ciò che era consentito dai limiti epistemologici del loro tempo, si sono avvicinati a queste tematiche anche da un punto di vista scientifico e filosofico (si pensi alle riflessioni di Galileo), senza mai dimenticarne la declinazione in poesia, spazio in cui – per citare l’esempio più noto – la luna, ormai ipostatizzata e direttamente interrogabile, sarà resa protagonista dalle celebri apostrofi leopardiane. Nel Novecento, poi, l’innovazione tecnologica ha quasi forzato l’uomo a confrontarsi con l’altro, il diverso, il futuro, in un rapporto sempre mutevole. Proprio questa complessità è stata ispiratrice feconda per autori come Bontempelli, Savinio, Landolfi, Calvino, Buzzati e altri che, attingendo da un bagaglio immaginativo sempre più vasto, hanno aperto le loro opere a mondi paralleli estrosi e surreali. E infine, dal fascino del raccontare l’altrove, la nascita della fantascienza, genere che ha trovato una sua diffusione e canonizzazione in Italia grazie a studi come quello di Lino Aldani (Il fantascientifico, 1962) o alla raccolta antologica curata da Sergio Solmi e Carlo Fruttero (Le meraviglie del possibile. Antologia della fantascienza, 1959).
Alla grande fioritura di queste tematiche da un punto di vista letterario, si accostano da sempre le arti visivo-performative, e in particolare l’esperienza cinematografica, che sempre ha avuto nella fantascienza, nella rappresentazione di realtà altre, uno dei suoi punti di forza (basti pensare che uno dei primi esperimenti cinematografici è Le Voyage dans la lune, 1902). Se poi il primato del cinema fantascientifico spetta senz’altro al colosso americano (si pensi solo alla saga di Star Wars, 1977-, o a pietre miliari come 2001: Odissea nello Spazio, 1968, o Il pianeta delle scimmie, 1968), anche nella cinematografia nostrana non sono mancate le esperienze in questo senso, con una fioritura soprattutto negli anni ’50-’60 (Omicron, Gregoretti 1963; L’ultimo uomo della Terra, Ragona 1964), e un ritorno in auge nell'ultimo decennio, attraverso pellicole assai apprezzate dalla critica (L’arrivo di Wang, Manetti 2011; Lo chiamavano Jeeg Robot, Mainetti 2015).
Si suggeriscono, quindi, i seguenti spunti di indagine:
Il convegno, finanziato grazie ai fondi ANVUR “Dipartimenti di eccellenza (2018-2022)”, rappresenta il terzo appuntamento dell’ormai consolidata serie di conferenze di dottorandi e giovani ricercatori organizzate dal Dottorato in Filologia moderna dell’università di Pavia; il convegno è previsto per dicembre 2020, e sarà presumibilmente diviso su due giornate, introdotte ciascuna da un keynote speech, presso le aule storiche dell’Università degli Studi di Pavia.
[N.B. Qualora il prolungarsi dell’emergenza sanitaria non permettesse lo svolgimento nelle date previste, il convegno sarà rimandato presumibilmente ad aprile 2021].
Invitiamo cordialmente dottorandi e giovani ricercatori a partecipare con un intervento originale e inedito di circa 20 minuti. Gli interessati sono pregati di inviare un abstract di non più di 300 parole e una breve nota bio-bibliografica (nome, cognome, affiliazione accademica, contatti) a dottorandi.fm@unipv.it, entro e non oltre il 15 luglio 2020. Le proposte verranno valutate e selezionate indicativamente entro la fine di luglio. È prevista la pubblicazione degli atti.
Comitato organizzativo:
Docenti: Giuseppe Antonelli, Pietro Benzoni, Alberto Conte, Federico Francucci, Federica Villa, Mirko Volpi.
Dottorandi: Davide Cioffrese, Matteo Massari, Cristina Teresa Penna, Enrico Sinno, Irene Soldati.