SCRITTURE DEL DISPATRIO

SCRITTURE DEL DISPATRIO

A segnare sempre di più la modernità appare quanto mai problematico il tema della frontiera, che ha paradossalmente in sé gli opposti segni della frattura e di ogni potenziale conflitto e, al contempo, dell’aspirazione alla scoperta dell’altro e al riconoscimento di più ricche e articolate comunità.

Ad iniziare da Ugo Foscolo, lo scrittore che, su parole di Cattaneo, ha dato all’Italia una nuova istituzione, l’esilio, destinata a dare respiro europeo al nostro nascente processo identitario, si avvia un percorso che tramuta la figura dell’esule da eroe romantico, «bello di fama e di sventura», a moderno intellettuale, consapevole della sovranazionalità della cultura, come i modelli di d’Annunzio e Pirandello già ben testimoniano.

Come ha messo già a fuoco Edward Said, esule a sua volta da un mondo arabo drammaticamente in travaglio,  ai (tanti) scrittori che  hanno vissuto personalmente la realtà dell’esilio si accompagnano quelli che patiscono una situazione di esclusione e di emarginazione pur sul suolo della patria: una condizione metaforica e metafisica di esilio che trova allora l’unica patria nella scrittura.

In quest’ottica, il Convegno MOD 2018, dedicato alle scritture del dispatrio, intende indagare, al di là del fenomeno sociale della migrazione e della canonizzazione storica dell’esule, la mobilità delle frontiere sancita dal nomadismo non solo fisico e contingente ma intellettuale degli scrittori, in perenne ricerca di un altrove sia spaziale che temporale, foriero di multiple commistioni linguistiche. L’abbandono di un univoco habitat linguistico a favore di una seconda o perfino di più lingue (come testimoniano per tutti gli esempi di un’Amelia Rosselli o di una Jhumpa Lahiri), o anche di un interscambio lingua/dialetto (dalla canonizzazione lirica operata da Pasolini all’ampio e poliedrico ventaglio dialettale, poetico, teatrale e narrativo, di secondo Novecento) si profila infatti persuasivo segnale di superamento di ogni identità autoreferenziale.

In tale quadro di vitali interscambi e reciproche fecondazioni, non è solo la lingua a veicolare multiple appartenenze, ma è anche la metamorfosi dei generi e la contaminazione di linguaggi fra scrittura e cultura visuale, nella creazione di quel global novel che fa del dispatrio l’ineliminabile condizione esistenziale dello scrittore moderno.

 

Verranno accolte proposte di comunicazione per i seguenti panel:

  1. Il dispatrio come altrove temporale.

 Il panel intende indagare in un’ottica diacronica e interdisciplinare il grande tema del dispatrio, considerato come altrove temporale. E declinarlo sia come separazione da una patria, sia in termini metaforici e metafisici come condizione di estraneità. Partendo dalla molteplicità di forme in cui il tema si presenta nelle letterature classiche (dalle storie di singoli o di gruppi di ‘esiliati’ portate in scena dai drammaturghi del V secolo a. C. alle peregrinationes degli eroi epici), sarà così possibile rileggere in modo più articolato le versioni moderne di una tematica di antichissima quanto vasta tradizione. 

  1. La lingua italiana, le lingue straniere e i dialetti nelle opere della prima modernità.

Nella rappresentazione dell’altrove nella scrittura si profila centrale la prospettiva linguistica, sulla cui base indagare i testi letterari della prima modernità connessi a un altrove inteso come luogo di espatrio, di distanza o di un’ideale proiezione. Se per il parlante la lingua è un habitat, l’esperienza del dispatrio ha come nucleo fondante, nella vita quotidiana come nella scrittura letteraria, il “viaggio linguistico”, ovvero la fruizione di un’altra o addirittura di più lingue rispetto a quella nativa. Un’esperienza che comprende anche il bilinguismo lingua/dialetto, nella prospettiva del dialetto sia come lingua materna sia come colto recupero letterario.

     3. La lingua e la letteratura italiana esportate oltreoceano.

Le grandi ondate migratorie italiane oltreoceano sono state caratterizzate da una dinamica di relazione con la propria tradizione di partenza. Il mantenimento di una propria originaria identità, regionale ancor più che nazionale, ha convissuto con il faticoso sforzo di superare l’autoreferenzialità e di creare una storia nuova attraverso luoghi, tempi e lingue differenti. Per l’intero arco della modernità, la categoria ormai storica dell’italoamericano è divenuta figura portante della diffusione e delle metamorfosi della cultura italiana nel mondo.

   4. Scrittori non italofoni che adottano lingua e modelli letterari italiani.

La sempre crescente consapevolezza, da parte dell’intellettuale moderno, della sovranazionalità della cultura, ha prodotto l’abbattimento di ogni frontiera culturale e, al contempo, la fruizione di altre lingue e altri modelli culturali. Tale prospettiva è legata non soltanto a casi di scrittori che hanno direttamente vissuto la realtà dell’esilio, ma più in generale a una vera e propria “letteratura migrante” legata sin dall’origine e, a partire da questa, allo sradicamento e al nomadismo intellettuale dell’autore. La lingua e i modelli letterari italiani si propongono dunque come luogo della ‘migrazione’ per scrittori non italiani e non italofoni, intesi a declinare diversamente le ragioni, il senso e la libertà di una poliedrica appartenenza.

   5. Il canone novecentesco visto dall’estero.

Nello studio della modernità letteraria assume un ruolo centrale l’esperienza italiana, in una dimensione transnazionale  inevitabilmente proiettata verso una revisione critica del “canone novecentesco”. Il panel si propone di delineare nuove prospettive tese alla ricerca di tematiche e di aspetti comuni: la sperimentazione linguistica, nonché la contaminazione di generi e linguaggi molteplici, il sovvertimento del rapporto tra realtà e irrealtà, la condizione storica e metaforica del “soggetto esiliato”, la ricerca di inedite figurazioni allegoriche dell’intellettuale nella società contemporanea.

  1. Tra espatrio e confino.

La critica più recente sta sempre più cogliendo ed evidenziando elementi storico-letterari-identitari pienamente attivi nello sviluppo politico-istituzionale e socio-economico-culturale del Mezzogiorno d’Italia, nel più generale ambito nazionale, europeo ed oltre. In questa lettura/rilettura, risulta assai significativa la portata e l’incidenza di flussi di emigrazioni/immigrazioni, nonché di presenze e protagonisti al confino (in luoghi spesso meridionali e insulari, tra cui la stessa Basilicata).

  1. Il postcoloniale come nuova ipotesi storiografica della modernità.

Nell’era globale della world literature, risulta ormai assodata l’associazione tra la produzione letteraria cosiddetta postcoloniale e le ‘scritture migranti’. Tale prospettiva di rilettura critica ha senz’altro agevolato la creazione di un senso di continuità temporale tra il presente, il passato coloniale e la grande ondata migratoria internazionale e intranazionale, portando ormai all’elaborazione di nuove ipotesi storiografiche che cercano di coniugare il locale e il globale.

 

INFORMAZIONI

Le proposte di intervento (max. 1200 battute), accompagnate da un brevissimo profilo biografico, dovranno pervenire all’indirizzo  convegnomod2018@gmail.com entro il 30 aprile. La conferma di accettazione seguirà dopo circa 15 giorni.

Il Convegno si aprirà il giorno 14 giugno alle ore 15.00 Le sessioni parallele si svolgeranno nella mattinata del 15 e nel pomeriggio è prevista una visita della città di Matera. Il 16 dopo la seconda seduta plenaria avrà luogo l’assemblea dei soci. La chiusura dei lavori è prevista per le ore 14.00 di sabato 16.

Sede del Convegno

La sede ufficiale del Convegno è il Dipartimento di Scienze Umane (DISU) dell’Università degli Studi della BASILICATA, Via N. SAURO 85 (Rione Francioso).

Cena sociale e visita di Matera

La visita di Matera avrà luogo alle 14.30 del 15 giugno e la cena sociale la sera dello stesso giorno. La partecipazione a entrambe va segnalata all’indirizzo convegnomod2018@gmail.com